Phidge
- Glad, out of that (2006, Autoprodotto) 4/5 - di Samoa - NOVAMUZIQUE - web
I Phidge, sono decisamente un gruppo interessante. Già dal primo pezzo,
“Dawning Disaster”, si ha l’impressione di non avere a che
fare con dei dilettanti. Il disco, scorre via che è una bellezza e all’ascolto
risulta chiaro come abbiano lavorato molto anche sui “suoni” di
ogni singolo brano. La musica del gruppo bolognese viaggia in maniera nervosa,
irregolare impetuosa e comunque sempre melodica ed orecchiabile . Non c’è
in realtà un pezzo all’interno del cd che ne sovrasti un altro
in efficacia, tutto quello che esce dalle casse, una volta infilato il dischetto
nel lettore, risulta gradevole e “stuzzichevole”. Se c’è
un problema è casomai proprio la mancanza di una “hit” che
li rappresenti ma in questo caso, vuol dire andare a cercare il pelo nell’uovo.
In sostanza questo “Glad, out of that” è un lavoro fresco
, divertente, ben suonato e mai banale. Niente di trascendentale –intendiamoci-
ma assolutamente godibile. Se poi consideriamo il fatto che nel panorama indie
rock italiano, i gruppi che valgono qualcosa si contano oramai sulle dita di
una mano monca… Gruppo da seguire con molta attenzione.
Phidge
| Glad,out Of That - di Riccardo Merolli - ROCKAMBULA - web
* genere: Indie rock
* etichetta: autoproduzione
* voto: 3.5/5
Si
presentano con semplicità, non vogliono attirare troppa attenzione. I
Phidge producono il loro demo/ep "Glad,out of that". Irruenti, tirano
molto i suoni, divorano acidi arpeggi con grande scioltezza e ritmano in controtempo
tutte le basi proposte. Ammetto che ascoltarli mi diverte, non ho mai voglia
di skippare il pezzo ed immagino aperture post rock che purtroppo non arrivano
mai. Indie rock imbastardito da emo core , miscela assoluta.
C'è persino spazio per i sentimenti, tutti raccolti nella coinvolgente
ballata finale "White/despair". Una curata sessione di mastering avrebbe
reso il lavoro ancora più esplosivo ma mi accontento e prego per loro.
Bravi, bolognesi veramente indie.
INDIEPOP.IT - novembre 2006
Nella scia dell'indie-rock più sfrenato, fatto di cavalcate e di improvvise frenate e momenti melodici il brano inviato dai Phidge di Bologna, “Dawning Disaster”, nulla di nuovo sotto al sole ma brano molto ben pensato e realizzato, in cui si sente convergono più gusti amalgamati in una forma ben personalizzata, a testimonianza confermata dai fatti di questo periodo che anche da questa parte dell'oceano con il genere ce la caviamo.
Phidge - Glad, Out Of That - Autoproduzione (2006) - di Manfredi Lamartina - ROCKIT - web here
Bravi. I bolognesi Phidge sono davvero bravi. Ti entrano dentro: con le melodie
che sono inni di amore eterno all’indie rock e con una foga impressionante
che fornisce nerbo e sostanza a questi tre brani. E poi sì, i Motorpsycho
sono lì che guardano e giudicano. Ma ci piace immaginare le loro facce
soddisfatte e i loro corpi sudati al ritmo emo di “Dawning Disaster”,
ovvero il rock indipendente come dovrebbe essere sempre: orecchiabile, veloce,
irresistibile. Ma c’è anche di più. La cavalcata irregolare
e trascinante di “The Return Of Gorgeous Spiral” è un terremoto
di brividi sulle braccia e nell’anima.
Phidge, dunque. Qui ci scommettiamo con convinzione. E non è certo gioco
d’azzardo. (08-09-2006)
PHIDGE Glad, Out of That. di Benedetta Urbano - ROCKLAB - web here
TRACKLIST:
1. Dawning Disaster
2. The Return Of Gorgeous Spiral
3. White/Despair
Anno di uscita: 2006
I bolognesi in questione si definiscono un quartetto indie-rock, ma chi li ascolta tira un sospiro di sollievo perché fortunatamente quello che si sente non è solo indie. Orecchiabile sì ma con un po’ di stile in più, con uno taglio un tantino meno stupido dell’indie e orientato alla raccolta di melodie leggermente più ispirate ed emo che, grazie al cielo, riescono anche a risparmiare sbadigli improvvisi e a regalare addirittura qualche attimo di inaspettato trasporto. Purtroppo però, in questo contesto, solo tre tracce non bastano a coglierne l’effettiva portata e pur volendo sperare che i contenuti proposti si discostino da ciò che la scena, anglosassone e non, propina in tutte le salse, con soli dodici minuti è possibile che ‘ste vocine pre-puberali possano facilmente far tornare in testa la parola indie. Ottimi gli spunti per un rock ben costruito, ma non sufficientemente lampante la forza espressiva.
Phidge - Glad, out of that - Di Emiliano, EPHEBIA. 22 maggio 2006 - web here
1)
Dawning disaster
2) The return of Gorge...
3) WhiteDespair
4) A sudden spring night
Li abbiamo visti due anni fa sul palco dell'Ephebia Festival in qualità di finalisti dell'Ephebia Contest. Li ritroviamo ora con quattro tracce sul loro sito MySpace e testimoniano come quel palco se lo fossero guadagnato davvero. Grande rispetto per questa band bolognese...
Bravi,
non c'è che dire. Indie rock di tutto rispetto, chitarre rumorose sostenute
da una sessione ritmica di notevole spessore, sia per intensità che per
tecnica. Brani potenti ("Dawning disaster e "The return of Gorge...")
e momenti più riflessivi ("WhiteDespair" e "A sudden night
spring") per una band che sa il fatto suo. Se sporadicamente ricordano
i primi Death Cab For Cutie (del resto sottolineati tra le loro ispirazioni),
la voce di Dodi non può non riportare alla mente quella di Adam Duritz
dei Counting Crows (ai quali somigliano pure compositivamente, anche se decisamente
più incazzati). L'invito è quello ad andare sul loro sito in MySpace
(www.myspace.com/phidge) e sul loro sito ufficiale (www.phidgeband.com).
Davvero bravi, complimenti.
(Emiliano
Severoni)
www.emilianoseveroni.eu
www.serveyourownneeds.com
www.myspace.com/emilianoseveroni
Phidge - di The Other Soundz - web here
Tra
i promo ricevuti finora dai vari amici di Myspace posso tranquillamente affermare
che Gald, Out Of That dei Phidge è quello che mi ha colpito maggiormente,
ci manca poco che lo inserisco anche nell'ipod!
Stupidaggini a parte... chi sono i Phidge? Semplicemente un quartetto indie
rock bolognese, come loro stessi si definiscono, nato nel 2003 ed ormai giunto
al loro terzo demo.
Glad, Out of That vede, come il precedente Disclosing how it feels, dietro il
mixer Bruno Germano, il chitarrista mancino dei grandiosi Settlefish!
E la band bolognese riecheggia fortemente nel sound dei cugini Phidge, un indie-rock
emo-oriented che trova la sua forza nei romantici e piacevolissimi arpeggi di
chitarra e nella voce quasi perfetta di Dodi Germano (vi ritorna qualcosa ora,
eh?), il tutto servito su un drumming pulito e preciso!
Certo, queste che avete letto sono solo parole, ed in quanto tali opinabili,
tutt'altro storia la loro musica che vi consiglio vivamente di ascoltare sul
loro Myspace.
Detto questo, non ci resta che aspettare il debutto sulla lunga distanza, sperando che giunga al più presto!
PHIDGE - glad, out of that - 28/06/2006 - Autoprodotto 2006 - autore: Many - web link: HATE TV
Tracklist:
1. Dawning Disaster
2. The Return of Gorgeous Spiral
3. White/Dispair
Eccoli di ritorno, i Phidge, dopo l’ep d’esordio di un anno fa. Dopo quella strana, pregevole commistione di citazionismo e tempi dispari. Quella miscela disarmante di Tuono Pettinato, Tognazzi e Tarantino suonati da dei Settlefish ubriachi.Eccomi qui, sempre io, sempre il Many, dopo aver coronato mesi addietro la promessa che m’ero fatto di vederli suonare dal vivo. Dopo quel concerto all’Aquaragia in una stanza semivuota ma contenta e decisamente alcolica. Era una sera di Novembre, se non ricordo male.Ora siamo nel bel mezzo di una delle estati più torride della storia, e mentre metto il disco nel lettore spalanco le finestre che danno sulla piazza (il condizionatore è un lusso che, ahimé, non posso permettermi). Mi si appiccicano i polsi sul ripiano davanti alla tastiera, e le orecchie si attaccano alle note che escono furtive dalle casse.Tre pezzi che evolvono di un millimetro appena quel “Disclosing how it feels” dell’anno scorso. Tre pezzi ieri e tre pezzi oggi fanno sei pezzi. La conoscete la storiella di Achille e la Tartaruga? Quello che posso dire è che ci troviamo di nuovo al cospetto di una certa potenzialità nascosta. Cambi di ritmo frequenti, Settlefish (sempre loro) che v’invidierebbero almeno la parte centrale di The Return of Gorgeous Spiral, ritmi che ancora non riesco a capire in che tempo battano, e una copertina della quale vedo la forma solo stringendo gli occhi a qualche metro di distanza.E in men che non si dica, lo stereo ridiventa muto. I tre pezzi sono finiti, mentre rimango davanti al computer con le finestre spalancate, una birra gelata di fianco, le braccia appiccicate al corpo e una certa voglia di ascoltare, non tanto premere di nuovo play, ma proseguire verso qualcosa di più corposo.Eccoci qua, tutti quanti nel proprio ruolo: loro agli strumenti in questo nuovo e casalingo ep, e il sottoscritto a battere una lettera dietro l’altra davanti ad un portatile. Bentornati Phidge, la prossima volta, però, vorrei vedere un album completo. Magari con la vostra insana passione per il concept trasversale e citazionista. Direi che il momento è arrivato.
PHIDGE - Disclosing How It Feels - 14/05/2005 - autore: Many - web link: HATE TV
Tracklist:
1. The tale that repeats itself
2. O-ren ishii
3. A sudden spring night
Ricevo
questo promo in una serata di festa, in cui mi viene data la possibilità
di giocare a fare il dj. La prima cosa che mi passa per la testa, visto che
tecnicamente le danze devono ancora iniziare, è di prenderlo e metterlo
in uno dei due lettori. Così, tanto per ammazzare il tempo, nell'attesa
dell'arrivo dei festanti. Succede che mi perdo nell'ascolto, e non m'accorgo
che mi si sta facendo cenno d'iniziare. Ma procediamo con ordine. D'altra parte
siamo qui per parlare di musica.
Subito, salta all'occhio la copertina (vedi figura sovrastante). Di una delicatezza
disarmante. Quel piccolo omino bianco che si getta dal ponte (sulla Senna, mi
piace pensarla così) con lo sguardo lucido e sconsolato. Consapevole
della verità contenuta nella scelta del salto. Mentre la gente, il resto
del mondo, procede per la propria strada. Qualcuno osserva impassibile, senza
capire. Altri camminano distratti, senza nemmeno curarsi di ciò che accade.
La mano alle chine è quella di Tuono Pettinato, lo strano figuro che
finge di suonare nei Laghetto. Sua l'idea e sua la grazia.
La seconda stranezza, che aggroviglia, inesorabile, i neuroni del mio dubbio,
è la dedica: "Dedicated to Ugo Tognazzi". Questi due piccoli
accorgimenti basterebbero, da soli, a spazzare via qualsivoglia barlume di presunta
banalità. E non ho ancora parlato di musica.
[The
tale that repeats itself]
Riff iniziale di chiaro stampo emo. Chitarre-basso-e-batteria s'intrecciano
senza esitazioni. Quando parte la voce sembrano davvero i nuovi Settlefish,
ma poi tutto s'incazza e riporta alla memoria il grunge dei tempi che furono.
Questa strana successione di passato moderno si ripete, sinusoidale, per un
paio di volte. Il tempo è anomalo. 5/4 forse. Non riesco a rendermene
conto. Ascolto ad occhi chiusi, me ne frego e me la godo.
[O-ren
ishii]
Eccola la terza chicca. O-ren ishii, Lucy Liu, la prima delle vipere di Kill
Bill. Parte a volume ridotto, Esplodendo poi. La gola estirpa latrati e borbottii,
alternandoli e codificandoli in un linguaggio emotivamente deleterio. Il resto
della band compone la colonna sonora del combattimento in atto. Riffs pizzicati.
Rullate per creare suspance. Susseguirsi di colpi di katana e scintille blu.
Poi O-ren ishii cade rovinosamente al suolo, uccisa dalla furia vendicativa
della Sposa. Il sangue rosso imbratta la neve candida del giardino zen in cui
si è consumata la battaglia. Inizia a piovere.
[A
sudden spring night]
Piove. Non è una metafora. Piove sul serio.
Contornate da uno scroscio d'acqua, due chitarre creano un'atmosfera primaverile.
Qualche rullata felpata picchietta sul charleston. Una voce armonica e desolante
a contornare il tutto.
L'agonia cresce costante. In linea retta. L'urlo è una palla di cannone
pronta a partire. Ma sempre trattenuto. Ingoiato e deglutito con rabbia. O forse
è solo commiserazione.
Riapro gli occhi. Prendo un post-it giallo, sporco di polvere e caffè. Con una penna blu mi segno i contatti della band. Dovrò pur farli suonare da qualche parte. Almeno per vedere dal vivo coloro che hanno avuto il coraggio di accostare Tuono Pettinato, Tognazzi e Tarantino in un solo grappolo di note. Perchè questo infimo disco mi piace davvero. E lo prendo come una premessa. O una promessa..
Phidge_"Dislosing how it feels" ep - web link: Giardini Sonori
3
brani di assoluta lucidità compositiva espodono in "Dislosing how
it feels" nuovo ep autoprodotto dei nostrani Phidge.
Il gruppo è cresciuto dagli esordi di "…Next June anche se
l'impronta non è cambiata.
Indierock con melodie attentamente curate, canzoni di forte impatto emotivo
e un'innata propensione al clima psichedelico.
The tale that repeats itself, il potente brano di apertura, è una sferzata
di adrenalina pura scandita da implosioni ritmiche e da aggrovigliati riffs
di chitarra che ricordano alla lontana le melodie ostinate dei primi Sparta(costola
dei defunti At-theDrivein).
Segue O-REN ISHII una canzone da urlare ad occhi chiusi,
Chiude perfettamente A sudden spring night una mistica confessione dedicata
a Ugo Tognazzi .
Con questa canzone "a cuore aperto", eterei come non mai, i Phidge
accarezzano le melodie portandole su confini non tracciati, spostandosi verso
i lidi più trascendenti del rock...dai Jane's Addiction di "Ritual
de lo habitual" ai Motorpsycho di "Angel and demons at play"
per intenderci...
Se il percorso tracciato da "…Next June" e "Dislosing how
it feels" avrà la stessa forza e personalità anche in seguito,
sarà facilissimo sentire parlare molto bene di questa band.
Phidge …Next June - web link: Giardini Sonori
I
Phidge sono una band di freschissima nascita intenta a produrre dell’indie-rock
a 360°.
Le influenze, quindi, sono molteplici dall' indie-rock generoso dei Dinosaur
Jr a inflessioni di emo melodico passando per strascichi di rock indipendente
anni 90’.
Le premesse perciò sono più che valide…
A conferma di ciò esplodono le melodie di Harm me where you know, primo
brano di questo ep, dall’atmosfera spensierata e adrenalinica insomma
un brano da ballare col sorriso e un po’ di magone in gola.
A seguire sopraggiunge Next june, che, oltre a dare il nome a questo ep, allarga
gli orizzonti già calcati nel primo brano delineando un approccio molto
più personale al concetto di canzone.
Chiude in bellezza Gorgeous spiral, dove il legame melodia e ritmica viene reinterpretato
grazie ad un continuo riempimento/svuotamento del clima sonoro.
Aspettando il primo album e annunciando la loro partecipazione allo Smack Rock
Festival in Svezia, non possiamo fare altro che consigliarvi questa band…
Inserito in data 2004-07-19